INAUGURIAMO QUESTA RUBRICA SULLA BLOCKCHAIN PARTENDO DALLA SUA DEFINIZIONE.

Tra le Deep Tech che stanno riscontrando maggiore crescita ed attenzione dai mercati internazionali vi sono senza ombra di dubbio tutte le tecnologie Blockchain, i servizi e i progetti che su di esse si basano.

Negli ultimi anni, con una crescita esponenziale, la tecnologia blockchain si è diffusa in modo significativo in diverse aree di business. Tra i servizi basati su blockchain quelli più “trendy” sono certamente la tokenizzazione, la finanza decentralizzata, tutto il mondo delle criptovalute, i servizi in grado di garantire integrità dei dati, autenticazione e asseverazione.

Ma andiamo per gradi iniziando questa rubrica sulla Blockchain partendo “da zero”, dalla sua definizione

La Blockchain è un “maxi registro” condiviso e immutabile – caratteristica intrinseca su cui si basa la potenza e l’importanza intrinseca della Blockchain – che facilita il processo di registrazione delle transazioni, la certezza sulle caratteristiche e le proprietà di un elemento inserito nel registro (proprietà, data di registrazione, ecc.), il monitoraggio delle risorse. Un bene può essere tangibile (un immobile, denaro contante, ecc.) o immateriali (diritti sulla proprietà intellettuale come marchio e brevetti, diritti d’autore, branding).

Praticamente qualsiasi cosa di valore può essere rintracciata e scambiata su una rete blockchain, riducendo i rischi e riducendo i costi per tutti i soggetti coinvolti.

Ogni volta che avviene un’operazione su una rete Blockchain questa viene registrata come un “blocco” di dati, queste operazioni rappresentano il movimento di un asset che può essere tangibile (un prodotto) o intangibile (intellettuale). Questo blocco di dati può riportare le informazioni che si desiderano: chi, cosa, quando, dove, quanto e persino delle condizioni – come la temperatura di una spedizione. Ogni blocco di dati è collegato a quelli che lo precedono e che lo seguono formando così una catena di dati immutabile che, man mano che un asset si sposta da un luogo all’altro o cambia il proprietario, i blocchi di dati ne attestano l’ora e la sequenza esatta. Questi blocchi si collegano in modo sicuro tra loro per evitare che uno di essi venga alterato o inserito tra due blocchi esistenti.

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Esistono diverse tipologie di reti blockchain: possono essere pubbliche, private, basate su autorizzazioni o create da un consorzio di imprese o enti.

La blockchain è ideale per trasmettere dati perché fornisce informazioni immediate, condivise e completamente trasparenti archiviate appunto in un registro non modificabile a cui possono accedere solo i membri di rete autorizzati che possono, ad esempio, vedere tutti i dettagli di una transazione end-to-end, generando così maggiore fiducia, oltre a nuove opportunità in termini di efficienza.

La prima soluzione che è stata sviluppata per affrontare il problema delle complessità, della vulnerabilità, delle inefficienze e dei costi delle transazioni economiche fu il Bitcoin, la valuta digitale lanciata nel 2009 da una persona (o persone) conosciuta solo con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. A differenza delle valute tradizionali emesse dalle banche centrali, i Bitcoin non hanno un’autorità monetaria centrale. Nessuno li controlla nel senso “tradizionale” del termine. I Bitcoin, così come le innumerevoli criptovalute nate in seguito ed in costante incremento – non vengono stampati come le tradizionali monete centrali, statali; sono “generati” dalle persone (e sempre più dalle aziende) utilizzando computer dislocati ovunque che risolvono complicati algoritmi. Piuttosto che affidarsi a un’autorità monetaria centrale per monitorare, verificare, e approvare le transazioni e gestire l’offerta di moneta, le criptovalute sono “abilitate” da una rete di computer peer-to-peer composta dalle stesse macchine degli utenti, in modo del tutto simile a quanto avviene per le reti che sono alla base di servizi come i Torrent o lo stesso Skype.

Le criptovalute, discendenti dei Bitcoin originali, hanno notevoli vantaggi rispetto alle monete “classiche” e tra i più importanti citiamo la convenienza (non ci sono agenzie intermediarie per il cambio ad esempio), la sicurezza (la blockchain su cui si basano non può essere manomessa rendendo di fatto impossibile la modifica di una transazione) ed in ultimo l’efficienza in quanto tutte le informazioni vengono registrate una volta sola sul “registro” e sono disponibili alle parti interessate tramite il network stesso.

La bilateralità tipica del “peer-to-peer” permette infatti che ogni partecipante al network (chiamato anche “nodo”) funga sia da emettitore sia da sottoscrittore. Ogni nodo può infatti ricevere o inviare transazioni ad altri nodi ed i dati vengono sincronizzati attraverso la rete durante il trasferimento.

La rete blockchain è, quindi, meno vulnerabile perché utilizza modelli di consenso bilaterali per convalidare le informazioni. Le transazioni sono sicure, autenticate, e verificabili ed il “record” della transazione è ora condiviso e a disposizione di tutte le parti coinvolte.

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Tutti i partecipanti alla rete (aperta o chiusa a specifici partecipanti autorizzati) hanno accesso al registro distribuito e al record immutabile di transazioni in esso contenuto. Con questo registro condiviso, le transazioni – non per forza monetarie, anche semplicemente l’inserimento di record qualunque quali un documento – vengono annotate una sola volta, eliminando la duplicazione dei compiti, tipica delle reti di business tradizionali.

Nonostante la Blockchain si sia sviluppata inizialmente – quindi – come risposta alla necessità di un ambiente affidabile e sicuro per le transazioni finanziarie e per la loro registrazione, oggi ed in futuro sono innumerevoli i campi di applicazione.

Se vi fermate un attimo a pensare che, di fatto, siamo di fronte ad un registro pubblico [1], accessibile da chiunque e che permette di avere la certezza e l’immutabilità del dato (record) inserito sul registro stesso, ebbene, i campi di applicazione che potete immaginare sono davvero innumerevoli. E così sta avvenendo ormai da qualche anno.

La Blockchain è infatti già utilizzata oggi per accertare la proprietà – e scambiarne la titolarità – di opere di ingegno e d’arte, è utilizzata nel mondo del gaming, nella tracciabilità delle merci, in particolare per garantire la filiera, anche a tutela della salute del consumatore, del settore alimentare.

Ma di questi e tanti altri modi di applicare la Blockchain Technology parleremo nei prossimi articoli di questa nuova rubrica… a presto!

[1] magari non nel senso stretto a cui siamo abituati a pensare con la parola “pubblico” che ci induce a riferirsi a qualcosa di “statale” o “governato” da un Ente superiore

Potete trovare l’articolo anche sul blog di Dmux.